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15/16 Settembre 2007 - Un weekend in Slovenia
Stamani mi sono disteso
in un’urna d’acqua
e come una reliquia
ho riposato
L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
le mie quattro ossa
e me ne sono andato
come un acrobata
sull’acqua
Non si tratta del racconto del passaggio di Paolino nella “esse” delle cave, ma di un passaggio della celebre
poesia di Giuseppe Ungaretti, “I fiumi”. L’Isonzo, meglio noto al popolo canoistico come Soça, non finisce
mai di incantare.
Da Plezzo a Ternovo per arrivare a Caporetto, le sue acque color smeraldo, cristalline, grazie alla roccia
carsica, rendono questo fiume un angolo di paradiso ineguagliabile.
E così, incuranti dell’ahimè scarso tenore idrometrico, ci siamo crogiolati in una “due giorni slovena”, come
di consueto entusiasmante.
I soliti volti noti a rendere corposa la comitiva, da sua maestà Adriano I, all’eterno Clay, al riesumato
Pierluigi, al redivivo Enrico, e poi via via con i soliti zingari della canoa, Lopez, il colonnello Contratti con
Paride, Paulin, Luca di Cappella, Silvano, Pietro, Andrea il geometra, per passare dal trio bresciano (Titti,
Marena e De Giuly) e per arrivare ai nuovi temerari della canoa, Giampy il birraio e Barbara d’apnea.
Il Sabato lo dedichiamo al tratto più classico dell’Isonzo, che partendo ai piedi della cascata del boka,
attraversa le sempre più incantevoli cave, e giunge, con un crescendo rossiniano a Ternovo. I principianti
(malgrado l’onnipresente fattore “X”) si sono ben comportati, i non principianti un po’ meno. Il nostro
benemerito Paolino, conscio che Audaces fortuna iuvat ha pensato bene di lasciare la sua effige incastonata
nel sifone della esse. Poteva rimanere offeso, ma, come diceva bene il Gervasoni, tutto è bene quel che
finisce bene.
Serata incantevole al ristorante, dove ammaliati dalla fauna femminile locale, abbiamo fatto onore alla
cucina locale: Edamus, bibamus, gaudeamus. E sull’onda dell’alcolico entusiasmo, non può non arrivare
l’immancabile finale, questa volta al casinò, dove si manifestano in tutte le loro graziose forme i
fondoschiena del Colonnello e di Paride.
Consecutio temporum dell’Isonzo è la Coritenza. E’ così che alla domenica, assecondiamo le canoistiche
voglie del Clay e decidiamo di fare onore a questo splendido fiume.
L’ingresso nelle golette mantiene sempre inalterato il suo fascino. Il buon Paride, inebriato da cotanta beltà,
stremato dagli impetuosi trecento metri iniziali, abbandona la discesa, già più che soddisfatto della sua
inebriante performance. Il resto del fiume si staglia tra boschi e rive scoscese; è il consueto paesaggio
incantato, che torna improvvisamente ad animarsi alla confluenza con l’Isonzo.
Acta est fabula. Mentre calano le prime ombre della sera, appagati da questo spettacolo naturale, arriva il
mesto ritorno verso casa, già sognanti del prossimo ritorno sulle rive dell’Isonzo.
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